Disturbi dell’apprendimento: comprendere, accompagnare, valorizzare

Negli ultimi anni, il tema dei Disturbi Specifici dell’Apprendimento (DSA) è entrato sempre più spesso nel dialogo tra scuola, famiglie e professionisti dell’educazione. Ricevere una diagnosi, riconoscere una difficoltà o semplicemente interrogarsi sul modo in cui un bambino apprende può generare domande, timori e incertezze. Al tempo stesso, una maggiore consapevolezza offre l’opportunità di costruire percorsi educativi più rispettosi delle caratteristiche di ciascun studente, valorizzandone risorse e potenzialità.
Per approfondire questi temi, abbiamo incontrato la Dott.ssa Maria Agnese Lulli, Psicologa Clinica ad orientamento Cognitivo‑Comportamentale e insegnante di sostegno presso l’Istituto Sacro Cuore Trinità dei Monti, che da anni si occupa di sostegno psicologico per bambini e ragazzi, con particolare attenzione ai disturbi dell’apprendimento e al benessere emotivo in ambito scolastico.
In questa intervista, la Dott.ssa Lulli ci aiuta a fare chiarezza su cosa siano i DSA, su come riconoscerli, su quali strumenti e strategie possano davvero supportare gli studenti e su quanto sia fondamentale il lavoro condiviso tra scuola, famiglia e specialisti. Un contributo pensato per offrire informazioni corrette, ma soprattutto per trasmettere un messaggio centrale. Comprendere le difficoltà di apprendimento significa aprire la strada a percorsi di crescita più sereni, efficaci e rispettosi della persona.

Che cosa si intende per Disturbi Specifici dell’Apprendimento (DSA) e quali sono quelli più frequenti tra bambini e ragazzi in età scolastica?
I Disturbi Specifici dell’Apprendimento (DSA) sono difficoltà di origine neurobiologica che riguardano abilità strumentali come lettura, scrittura e calcolo, a fronte di un’intelligenza nella norma.
I più frequenti sono:
- Dislessia (lettura)
- Disortografia (correttezza ortografica)
- Disgrafia (gesto grafico)
- Discalculia (numero e calcolo)
Non dipendono da scarso impegno o motivazione, ma da un diverso modo di elaborare alcune informazioni.
Spesso i genitori si accorgono che “qualcosa non va” ma fanno fatica a capirne l’origine. Quali segnali possono essere campanelli d’allarme da non sottovalutare?
Secondo l’Associazione Italiana Dislessia, alcuni segnali precoci possono essere:
Alla scuola dell’infanzia:
- difficoltà linguistiche (lessico povero, problemi con rime, memoria verbale)
- difficoltà motorie e grafiche
- difficoltà nella discriminazione dei suoni e nell’organizzazione spaziale
Alla fine della prima primaria:
- lettura lenta e poco fluida
- errori ortografici persistenti
- difficoltà nel numero e nel calcolo
Possono associarsi difficoltà attentive, di coordinazione e organizzazione.
Ricevere una diagnosi di DSA può spaventare. Che cosa significa davvero questa diagnosi e che cosa invece non significa?
Significa avere una chiave di lettura. Non è un’etichetta, ma uno strumento per comprendere il funzionamento del bambino e attivare strategie adeguate. Non significa essere meno intelligenti o non poter avere successo scolastico. Molti studenti con DSA, se accompagnati correttamente, hanno percorsi brillanti.
Dal tuo doppio punto di vista di psicologa e insegnante di sostegno, quanto è importante aiutare lo studente a comprendere il proprio funzionamento cognitivo?
È fondamentale. La consapevolezza trasforma il pensiero “non sono capace” in “devo trovare la strategia giusta”, aumentando autostima ed efficacia personale.
In che modo l’Istituto Sacro Cuore Trinità dei Monti accoglie e accompagna gli studenti con DSA fin dall’inizio del percorso scolastico?
Attraverso ascolto, analisi della documentazione, attivazione del PDP, collaborazione con la famiglia e dialogo costante tra docenti e figure di supporto. L’obiettivo è valorizzare il talento, non solo compensare la difficoltà.
Molti genitori o anche insegnanti temono che gli strumenti compensativi “facilitino troppo”. Che cosa sono realmente questi strumenti e perché non rappresentano un privilegio, ma un diritto allo studio?
Molti genitori, e talvolta anche alcuni insegnanti, temono che gli strumenti compensativi possano “facilitare troppo” il percorso degli studenti. In realtà, gli strumenti compensativi, come mappe concettuali, sintesi vocale, formulari o calcolatrice, non semplificano il compito, ma permettono di compensare una difficoltà specifica. Non rappresentano quindi un vantaggio ingiusto, bensì un diritto allo studio, sancito dalla normativa, che consente allo studente di esprimere realmente le proprie competenze. È un po’ come fornire un paio di occhiali a chi ha un deficit visivo: non si tratta di facilitare, ma di mettere la persona nelle condizioni di vedere.
Diventa invece una facilitazione impropria quando questi strumenti vengono applicati in modo automatico e indiscriminato. Anche l’utilizzo di uno strumento compensativo richiede infatti criterio e intenzionalità. È fondamentale partire da un’attenta analisi del profilo dello studente, emersa dalla valutazione, per intervenire solo sulle aree di fragilità senza sostenere quelle già adeguatamente sviluppate.
L’Istituto Sacro Cuore si distingue per la cura con cui vengono scelti e applicati questi strumenti, grazie alla presenza di figure specializzate e costantemente aggiornate, in grado di garantire un intervento mirato, equilibrato e realmente inclusivo.
Quali strumenti e strategie vengono utilizzati concretamente a scuola per sostenere gli alunni con disturbi dell’apprendimento?
A scuola, il sostegno agli alunni con disturbi specifici dell’apprendimento passa attraverso un insieme integrato di strumenti compensativi e strategie didattiche mirate, costruite sulla base del profilo individuale dello studente.
Tra gli strumenti più utilizzati troviamo le mappe concettuali, che aiutano a organizzare e visualizzare le informazioni; la sintesi vocale, utile per compensare difficoltà di lettura; i formulari per alleggerire il carico mnemonico; e la calcolatrice, che consente di concentrarsi sul ragionamento piuttosto che sul calcolo. A questi si affiancano anche strumenti digitali, come software specifici per la scrittura o la lettura facilitata.
Accanto agli strumenti, sono fondamentali le strategie didattiche. Ad esempio:
- la semplificazione e la chiarezza delle consegne
- l’uso di canali comunicativi diversi (visivo, uditivo, pratico)
- la suddivisione dei compiti in step più gestibili
- tempi più lunghi per le verifiche
- modalità di valutazione che tengano conto del contenuto più che della forma
Un aspetto centrale è anche il lavoro metacognitivo: aiutare lo studente a conoscere il proprio funzionamento, a capire quali strumenti gli sono davvero utili e a diventare progressivamente autonomo nel loro utilizzo.
L’obiettivo non è “fare meno fatica”, ma fare la fatica giusta, permettendo allo studente di apprendere e dimostrare le proprie competenze senza essere ostacolato dalla difficoltà specifica.
Oltre all’aspetto didattico, che tipo di supporto viene dato sul piano emotivo e relazionale agli studenti con DSA?
Oltre alla didattica, il supporto agli studenti con DSA riguarda anche il piano emotivo e relazionale. A scuola si costruisce un clima accogliente e non giudicante, in cui l’errore è parte del processo e non motivo di vergogna.
È importante sostenere l’autostima, valorizzando punti di forza e impegno, e aiutare i ragazzi a riconoscere e gestire emozioni come ansia o frustrazione. Sul piano relazionale, si promuove l’inclusione. Infatti, un passaggio fondamentale è coinvolgere tutta la classe, aiutando i ragazzi a comprendere che ognuno ha il proprio stile di apprendimento. In quest’ottica, anche gli strumenti e i materiali utilizzati dallo studente con DSA (come mappe o schemi) possono diventare risorse per tutti, favorendo un apprendimento più accessibile e condiviso.
In alcuni casi, inoltre, le competenze specifiche dello studente con DSA, ad esempio le capacità visive, di sintesi e di costruzione di mappe, possono essere valorizzate anche in chiave positiva, coinvolgendolo come “esperto” o tutor per i compagni, trasformando così una difficoltà in una risorsa per il gruppo classe.
Quanto è fondamentale il lavoro di squadra tra scuola, insegnante di sostegno presente in classe, specialisti esterni e famiglia?
È essenziale. Una comunicazione coerente tra scuola, famiglia e specialisti permette al ragazzo di sentirsi sostenuto e non diviso tra richieste contrastanti
Dal punto di vista dei genitori, quale atteggiamento è più utile adottare a casa per sostenere il percorso scolastico dei figli?
Dal punto di vista dei genitori, l’atteggiamento più utile è quello di un supporto equilibrato: presente, ma non sostitutivo.
A casa è importante creare un clima sereno, in cui il momento dello studio non sia carico di tensione o conflitto. I genitori possono aiutare soprattutto nel dare organizzazione, routine e autonomia più che nel “fare al posto del figlio”. Fondamentale è anche mantenere una comunicazione positiva: valorizzare l’impegno, non solo il risultato, e aiutare il ragazzo a leggere le difficoltà come parte del percorso, senza trasformarle in etichette personali.
Che ruolo ha il metodo di studio personalizzato negli studenti con DSA e come viene costruito insieme a loro?
È centrale. Va costruito sulle caratteristiche cognitive dello studente, lavorando su organizzazione del tempo, strategie di sintesi, uso degli strumenti e consapevolezza attentiva. Un metodo su misura favorisce autonomia e crescita.
Spesso alla difficoltà si accompagna un senso di frustrazione. Come si può lavorare sull’autostima e sulla motivazione degli studenti?
Valorizzando anche i piccoli successi, offrendo feedback realistici, normalizzando la fatica e promuovendo una mentalità di crescita. La motivazione nasce dall’esperienza di efficacia.
Nella tua esperienza, quali risorse e punti di forza emergono più spesso nei ragazzi con disturbi dell’apprendimento quando vengono accompagnati nel modo giusto?
Quando vengono accompagnati nel modo giusto, nei ragazzi con DSA emergono spesso risorse significative. Tra le più frequenti ci sono la creatività nel trovare strategie alternative, una buona capacità di pensiero visivo e globale e una notevole resilienza, sviluppata attraverso il confronto con le difficoltà. Molti mostrano anche sensibilità relazionale ed empatia, oltre a competenze pratiche e intuitive. Infine, se sostenuti senza giudizio, sviluppano maggiore consapevolezza di sé e autonomia, imparando a usare strumenti e strategie personalizzate per apprendere in modo efficace.
Come cambia il percorso degli studenti con DSA nel passaggio alla scuola secondaria e, successivamente, all’università?
Con la crescita aumenta la richiesta di autonomia. Diventa centrale la consapevolezza del proprio funzionamento e l’uso strategico degli strumenti. All’università, chi ha acquisito metodo e fiducia può affrontare con successo anche percorsi impegnativi.
Per concludere, che messaggio senti di dare ai genitori che stanno affrontando per la prima volta una diagnosi di disturbo dell’apprendimento per il proprio figlio
La diagnosi non è un punto di arrivo, ma un punto di partenza. Il messaggio più importante è che una diagnosi di DSA non definisce il valore né il futuro di vostro figlio. È piuttosto un modo per comprendere meglio come apprende e per offrirgli gli strumenti più adatti. All’inizio può esserci preoccupazione, ma spesso la diagnosi porta anche chiarezza: permette di smettere di attribuire le difficoltà a mancanza di impegno o volontà e di iniziare a costruire strategie più efficaci.
Il ruolo dei genitori è fondamentale nel trasmettere fiducia, nel valorizzare i progressi e nel sostenere l’autonomia, evitando pressioni eccessive.
Con il giusto supporto, i ragazzi con DSA possono sviluppare competenze solide, sicurezza e modalità di apprendimento efficaci, costruendo un percorso scolastico e personale positivo.